Primi di marzo – HC Turbine e HC Milano Saima: stessa voglia, stessa sofferenza, stessa gioia…

Nell’album dei ricordi il 3 marzo per i tifosi rossoblu dell’era Saima è una data sacra e non si discute, ma ben quaranta anni prima, seppur con un giorno di differenza, vissero una serata memorabile anche i fedelissimi del Piranesi che seguivano con passione l’hockey milanese già dagli anni Sessanta. Due giorni dopo la conquista della coppa Italia 2017, la quarta per l’hockey milanese, oltre al celebre scudetto 1991, già raccontato su queste pagine, vogliamo ricordare la storica vittoria dell’Hockey Club Turbine Milano nel campionato di serie B del 1976/77. Nel suo quarantennale, lo facciamo raccontando l’epopea di questa squadra, dalla sua nascita alla sua trasformazione nei Diavoli Goldmarket, l’anno seguente a quella promozione.

A metà anni Settanta l’hockey milanese conosce una crisi senza precedenti; i Diavoli HC Milano rinunciano alla serie A e la prima squadra cittadina diventa l’HC Turbine, che milita nel campionato di serie B. Il Turbine, colori sociali gialloverdi, era stato fondato nel 1970 da un trio di appassionati: l’avvocato Campisi, il dottor Marini e Gian Luigi Gattone. Lo scopo era quello di dare ai giovani che uscivano dal settore juniores dei Diavoli la possibilità di continuare a giocare; in pochi avrebbero trovato posto nella rosa della prima squadra e la maggior parte di essi sarebbe stata costretta a interrompere l’attività. Il primo campionato disputato dai gialloverdi (1970/71) è quello di serie C e il nucleo della squadra è composto da hockeisti che sino all’anno precedente avevano indossato le maglie del disciolto Amatori Ambrosiano in serie B, club che in precedenza avevano tentato di proseguire l’attività con un’infruttuosa fusione.

 

 

L’anno seguente (1971/72) la FISG decide di aumentare il numero di squadre della serie cadetta e invita i club di serie C che lo desiderano a iscriversi al torneo di serie B: il Turbine aderisce al progetto. I progressi della matricola milanese sono evidenti, ma non sufficienti per entrare nel girone finale.

 

Nel 1972/73 con la presidenza del dottor Cutrera la squadra allenata da Adriano Cremonesi, con Gianpiero Branduardi in pista, fa un salto di qualità e si guadagna la qualificazione al girone finale. Nella serie di partite andata/ritorno a quattro la superiorità di Sport Club Renon e HC Latemar Bolzano nei confronti di Como e milanesi è netta; il campionato lo vince la squadra dell’altopiano (secondo consecutivo), ma la società di Collalbo rinuncia alla promozione e in serie A salgono i bolzanini.

In alto da sin.: Banfi, Gioseffi, Signorini, Talamona, Albeck, Giantommasi, Magosso, Bressan, Dedè, Brizio, Ballarini e Branduardi. In basso da sin.: Ingegnoli, Campisi, Mazzola, Zandrino e M. Gattone.

 

La Milano dell’hockey, che aveva già dato segni di cedimento con la scomparsa di Amatori e Ambrosiano, non naviga nell’oro, la ricerca di sponsor è sempre più ardua e i dirigenti del Turbine capiscono che per avere un futuro si deve raggiungere un accordo con i Diavoli. Grazie all’iniziativa dei fratelli Vaccari, Gian Luigi Gattone e Giampaolo Beretta si arriva a una specie di fusione, così il club gialloverde rinuncia all’ambizioso progetto che mirava a un chiaro antagonismo sportivo nei confronti dei Diavoli. Le due società danno vita a un consiglio direttivo “misto” e il Turbine si limiterà a fungere da serbatoio in grado di rifornire la più famosa compagine biancorossa. Siamo nella stagione 1973/74, la dirigenza del Turbine è un mix di appassionati che hanno a cuore le sorti dell’hockey milanese: Roberto Vaccari (presidente), Monzino e Marini (vice), Sergio Vaccari, Mino Pastorelli, Giampaolo Beretta, Gian Luigi Gattone, Oscar Biffi, Ravegnani, Pavoni, Campisi (tutti consiglieri), il medico è il dottor Franceschini e il coach è sempre Adriano Cremonesi. I giocatori sono i portieri M. Gattone e A. Pontoglio, i difensori S. Banfi, M. Zandrino, R. Biffi, P.L. Crispino e G. Agnesi, gli attaccanti F. Mazzola, F. Corri, G. Broglia, G. Brizio, G. Vivaldi, E. Campisi, S. Giantommasi e lo straniero K. Chipman. I gialloverdi sono nel girone A di serie B con Torino, Como, Valpellice, Camporovere e Valbiois. Al girone finale accedono HC Torino e Como e il campionato lo vince il Rencio.

 

La stagione 1974/75 inizia con apprensione: i Diavoli della grande Milano, già in crisi l’anno prima, faticano a trovare un marchio disposto a dare una mano, si teme addirittura la chiusura e quasi a tempo scaduto arriva il sospirato abbinamento-sponsor. Il salvagente lo lancia la Banca Popolare di Milano, ma la rosa della squadra è ridotta all’osso e anche gli stranieri ingaggiati in extremis finiranno per deludere le aspettative dei fedelissimi del Piranesi. Ne risente anche il Turbine che senza straniero e con Werner Holzner come coach continua a dare spazio ai giovani, il roster dell’anno precedente accoglie M. Bregoli, R. Brusati, F. Cassano, D. Gelmini, C. Gentile, F. Lana, W. Manni, A. Pescerelli, M. Santini, N. Stella, A. Villa, A. Zambon e G.F. Zerbi. La classifica finale del girone occidentale di serie B premia Como e Valpellice e per i gialloverdi, al pari di HC Torino e Sestriere, la stagione finisce lì.

Le difficoltà incontrate dai Diavoli l’anno prima si ripresentano al via della stagione 1975/76 e questa volta la crisi non trova sbocchi positivi: i Diavoli HC Milano rinunciano alla serie A e per la prima volta il massimo campionato non vede iscritta nessuna formazione milanese! Tocca al Turbine del presidente Mino Pastorelli, seppure in serie B, raccogliere l’eredità dei Diavoli e con l’innesto di diversi giocatori che nel recente passato hanno indossato le maglie biancorosse nella massima serie si raggiunge l’unico obbiettivo possibile: mantenere in vita la tradizione hockeistica cittadina. Al campionato si iscrivono undici formazioni. Il torneo non è articolato secondo i canonici gironi di andata e ritorno, le partecipanti possono scegliere le date degli incontri in piena libertà. I gialloverdi partono male perdendo in casa con il Vipiteno davanti a qualche centinaio di appassionati. Partita dopo partita la squadra si riprende e quando vince con il Valbiois (8-3) ottiene la sesta vittoria consecutiva e si ritrova a quattro punti dal Vipiteno capolista, ma dato il differente numero di gare giocate dalle varie contendenti la classifica non è veritiera. La sera di Turbine-Valpellice il Piranesi si riempie il match è avvincente. Sul 5-2 sembra fatta, ma una doppietta di Ico Migliore riporta sotto i piemontesi e all’inizio del terzo tempo arriva il 5-5. Valter Fill realizza il 6-5. Gli ospiti, guidati dal canadese David Enouy, si buttano in avanti e assediano la gabbia difesa da Tonino Ingegnoli, gli uomini di Giancarlo Agazzi sorretti da un tifo incredibile resistono e in contropiede trovano il gol del 7-5 con Alberto Pagliari. La soddisfazione è enorme, ma avendo disputato il Turbine più partite degli avversari il primo posto pare impossibile. In testa c’è sempre il Vipiteno con 27 punti (18 gare), il Latemar Bolzano di punti ne ha 22 (15 gare), terzo è il Turbine a 21 (16 gare), quarta la Valpe con 20 (13 gare) e poi viene il Como che di punti ne ha 19 (14 gare). Dopo aver battuto il Camporovere, al Turbine restano le due partite con il Como e la trasferta di Torre Pellice. La sera di Como-Turbine il Piranesi si sposta a Casate, ma non basta. Il Como di Mario Bedogni è una valanga biancoblù, come recita uno striscione locale, e i gialloverdi quella valanga non la fermano. Radomsky, Bonino, Marcati, Cuocci sono dei razzi; finisce 10-5, ma a dieci dal termine si era sul 10-2! La promozione se la giocheranno Como, Valpellice e Vipiteno. Turbine-Como è l’ultimo impegno casalingo dei gialloverdi e nonostante non ci siano più possibilità di promozione al Piranesi c’è tanta gente come per Diavoli-Cortina! Il tifo è alle stelle, Brizio porta i milanesi sul 2-0, ma alla distanza esce il Como che alla fine vince per 5-2. Il campionato però sarà del Valpellice che, davanti a 1500 spettatori, festeggerà la già acquisita promozione nell’ultima partita vinta al Filatoio proprio contro il Turbine. Questa stagione è stata importantissima per diverse ragioni. Coach Agazzi ha costruito giorno dopo giorno, pur senza un giocatore straniero, una solida formazione. Vecchi e giovani si sono amalgamati benissimo e il Turbine è molto più di una squadra. Il pubblico, deluso per la rinuncia dei Diavoli, ha risposto alla grande e nelle ultime partite si è sempre sfiorato se non raggiunto il tutto esaurito. La somma di tutti questi fattori positivi convincono il presidente Mino Pastorelli ad allestire per la stagione che verrà una formazione in grado di puntare alla promozione.

 

Alla B del 1976/77 si iscrivono otto squadre. Rispetto allo scorso torneo mancano la Valpe, salita in A, mentre Gries, St. Anton-Peri, Camporovere e Valbiois rinunciano. Ad alzare il livello tecnico e competitivo scendono dalla massima serie l’Asiago e il Merano, le altre rivali del Turbine sono Como, Fassa, Latemar Bolzano, Selva Gardena e Vipiteno. Il presidente Mino Pastorelli ha rinforzato il roster con il canadese Vincent Mior, il rientro dal Como del goalie Maurizio Gattone e con il clamoroso ingaggio di Fabio Polloni dal Cortina. Ad Agazzi va bene così, perché con il nazionale Fabio là davanti, meglio optare per uno straniero in difesa. La prima uscita è col Fassa, la partita è senza storia (11-3), ma nel bel mezzo della serata si scatena una rissa che coinvolge anche Polloni. Il risultato sono tre giornate di squalifica inflitte alla punta gialloverde e senza il suo bomber il Turbine nel corso della prima fase perderà punti pesanti. Comunque, le partite topiche della stagione sono quattro. Il Turbine gioca l’ultima della prima fase al Piranesi ospitando l’Asiago capolista e al termine del secondo periodo i veneti conducono per 3-1. I venti minuti del terzo tempo giocati dai milanesi sono forse i più belli di tutto il campionato e con un parziale di 5-0 il risultato è ribaltato! E’ la serata più importante di tutto il torneo: il campionato si può vincere. Altro match determinante è quello in casa con il Merano, terzultimo turno del girone finale. Il Turbine gioca male e alla fine si salva grazie a una rete di Valter Fill realizzata in sospetta posizione di fuorigioco, forse anche qualcosa di più. A dare una mano ai gialloverdi ci si mette anche la sorte; la sera del match tra Asiago e Turbine il ghiaccio dei veneti non è agibile e dopo qualche giorno la commissione tecnica della federazione decreta lo 0-5 a tavolino per il Turbine. Resta l’ultima partita, proprio Turbine-Asiago. Con i giallorossi avanti di due punti in classifica al Turbine serve solo la vittoria per andare allo spareggio. La sera del 2 marzo al Piranesi non c’è posto nemmeno per uno spillo, si rivedono i bagarini e a decine di tifosi non rimane che tornare a casa o attendere all’uscita per sapere come sta andando e come finirà. Per raccontare questa partita niente di meglio che una lettera scritta da chi quella sera si trovava fra quelli che gremivano i vecchi spalti del Piranesi e spedita a un amico che quella sera al Piranesi non poteva esserci, entrambi fedelissimi del Turbine fans club di Porta Romana.

Ore 20 siamo al Palaghiaccio, ore 21 tutti in piedi e nemmeno un buco libero, ore 21.15 via! 2000 persone scandiscono il ritmo della partita (te lo puoi immaginare) e vengono regolarmente gelate dal gol dell’Asiago. Nessuno demorde, il Piranesi è un incitamento unico, mai sentito, né col Como, né con l’Asiago nella partita della prima fase, né col Merano quando sembrava che i sogni di gloria fossero da riporre nel cassetto; il traguardo è lì, è la serie A. E arriva il pareggio: bomba di Polloni, deviazione di Mior, sempre loro due, e gli spalti sono un pandemonio! Secondo tempo. L’Asiago è più squadra, noi dalla nostra abbiamo un tifo infinito, ma sembra non bastare perché arriva un altro gol dei veneti, decisamente intenzionati a rovinarci la serata. Terzo tempo. Venti secondi e c’è il pareggio di Pescerelli assistito dal solito immenso Polloni, ma il 2-2 non è sufficiente. Il risultato consente all’Asiago di mantenere due punti di vantaggio, quindi primo posto solitario e promozione garantita. Dagli spalti scende un incitamento che ha sempre più la forma della disperazione, non pare vero avere la serie A a portata di mano e non riuscire ad afferrarla. Il tempo passa; dieci minuti… otto… sette… cinque… guardo la partita o l’orologio? Vicino a me c’è Fabio T. e gli dico che è finita. Quattro minuti… tre… l’incitamento continua, anzi aumenta. Due minuti… uno… Ed è allora che uno a caso tra il pubblico, che poteva essere Brivio, Peppo, il presidente della repubblica o chicchessia, inizia in completa solitudine a gridare: serie A, serie A, serie A. Nel giro di pochi secondi le 2000 ugole del Piranesi si uniscono nell’unico urlo possibile, nell’ultima carica, nell’ultimo assalto alla gabbia difesa da un bravissimo e odiatissimo Stella, tutti alla caccia del gol della vittoria, unica cura capace di liberare tutti i tifosi gialloverdi dal tormento che li assilla. Cinquanta secondi… serie A, serie A… quarantacinque… serie A, serie A… Il pubblico non ha più voce, ma a gridare sono i muri e il ghiaccio del Piranesi. Agazzi gioca il tutto per tutto: toglie Gattone dalla porta e schiera Crispino, Mior, Polloni, Paracchini, Fill e Pescerelli. L’ingaggio è nella zona difensiva dell’Asiago, lotta furibonda e il disco esce dal terzo. Quarantacinque secondi… recuperato dal Paracca, quaranta secondi… ce l’ha Polloni che scende lungo la balaustra e vola sin dietro la porta, trentacinque secondi… Fabio è dietro il primo palo e spedisce il puck nella zona dello slot dove si catapulta Mior: GOOOOOOOOL! E’ un delirio, ci si abbraccia, si urla, si impreca, succede di tutto. C’è persino chi scarica la tensione accumulata durante l’incontro con le lacrime agli occhi e non ci crederai avevo il magone anche io! La partita non è finita, mancano trentaquattro secondi. Paracchini, all’ultima partita della carriera, quando mancano diciotto secondi va in panca puniti, l’Asiago toglie il portiere e la sofferenza continua. Super Polloni conquista il disco e lo difende fino alla sirena, mentre le ugole del Piranesi scandiscono il conto alla rovescia. Allo zero sembrava fosse scoppiata la bomba atomica! E poi tutti sul ghiaccio e per la prima volta con Peppo e Massimo l’ho fatto anch’io. I giocatori meritavano di essere portati in trionfo, hanno dato tutto, hanno giocato col cuore, come col cuore ti ho scritto questa lettera, rivivendo riga dopo riga la drammaticità di questa partita che per anni rimarrà scolpita nella mia mente e vorrei continuare a scrivere; del Turbine che raccoglie l’eredità dei Diavoli, del ritorno nell’elite dell’hockey e di quel 7° giocatore di cui tutti i giornali hanno parlato, di tutte queste serate passate insieme a tifare, a gridare, a incitare e che hanno dato forma a impensabili momenti di aggregazione e di svago e per chi è alle prese con gli immancabili problemi quotidiani questa piccola soddisfazione sportiva ha un valore più importante di quello che si possa credere. Vorrei continuare, ma il buon senso mi dice che devo smettere. Mi spiace un casino che tu non abbia potuto vivere questa indimenticabile serata, ma a consolarti ci sarà l’anno prossimo il ritrovato campionato di serie A e le infuocate sfide con il Cortina e il Bolzano. A presto, ciao Mario.

In alto da sinistra: Agazzi, Vaccari, Cremonesi, Fonzo, Corri, Brizio, Pescerelli, Zerbi, Crispino, Mior, F, Polloni, Iannetta, M. Casagrande, G.L. Gattone, Beretta e il presidente Mino Pastorelli. In basso da sinistra: Banfi, Fill, Broglia, Paracchini, M. Gattone, Ingegnoli, Bettagno e Ganz.

Lo spareggio non venne giocato, la federazione classificò Turbine e Asiago al primo posto ed entrambi i club salirono nella massima serie. Il Turbine non giocò mai in serie A. La stagione successiva la squadra che aveva conquistato sul ghiaccio la promozione lasciò il posto ai Diavoli HC Milano e dovette accontentarsi di vedere il suo nome figurare sul primo calendario del campionato e stampato sulle pagine de “La Gazzetta dello Sport”. Non le maglie gialloverdi, che per uno strano scherzo del destino, furono indossate dai Diavoli nella prima giornata di campionato nel match contro l’Alleghe. Le due squadre, entrambe con colori sociali biancorossi, si presentarono sul ghiaccio del Piranesi con divise troppo simili e gli arbitri chiesero ai Diavoli di indossare una maglia cromaticamente meglio identificabile. Dopo il riscaldamento, i giocatori di casa si presentarono al primo ingaggio con le maglie verdi e striscia diagonale gialla, salutati dal numerosissimo pubblico con il grido che era stato scandito con grande passione per tutta la stagione precedente: TURBINE, TURBINE!

Author: Tiziano Colnaghi