A come Agazzi

I primi giorni di marzo sono un susseguirsi di celebrazioni di scudetti, ricordi, compleanni importanti. Oggi, 10 marzo, coincide storicamente con la ricorrenza della nascita del primo Hockey Club Milano nel lontano 1924. Sarebbe semplice pertanto riportare il solito articolo “originario” della Gazzetta, scrivere quattro righe su chi ha dato il via a questa storia, creare una bella immagine celebrativa. Tutte cose che su questo sito sono già fruibili: per questo preferiamo celebrare questa “festa” in modo anomalo, ricordando una delle stelle più luminose che hanno calcato i ghiacci milanesi, vestendo, con carattere ed orgoglio, le maglie delle sue squadre. Dopo aver già celebrato Branduardi e Crotti non ci resta pertanto che raccontare le gesta di colui che per primo arrivò a vestire la maglia del Milano e della nazionale.

Giancarlo “Aga” Agazzi nasce a Milano il 22 agosto 1932. Cresce in un periodo storico complesso: non ha ancora compiuto otto anni quando l’Italia entra nel secondo conflitto mondiale. In quegli anni l’attività sportiva subisce chiaramente un brusco rallentamento. Agazzi appartiene tuttavia alla generazione di quei giovani che nell’immediato dopo guerra trovano ancora la voglia di scendere in pista. E’ poco più di un bambino quando quattordicenne comincia a frequentare sempre più assiduamente il Palazzo del Ghiaccio, come molti suoi coetanei che abitano nelle zone adiacenti all’odierna via Piranesi. Comincia con gli Amatori Milano, la terza squadra cittadina, in cui militano numerose vecchie glorie e tanti ragazzi di belle speranze. Tra questi ultimi Giancarlo diventa ben presto quello su cui vengono riposte le maggiori aspettative. Il suo esordio ufficiale in serie A è datato 27 dicembre 1947 ad Asiago, giocando al centro della prima linea con Mainoldi e Levi. Realizza la prima marcatura in serie A solo un giorno più tardi, nella vittoria 9-1 contro il Merano. Non sarà il solo se è vero che nel primo derby di carriera, contro i Diavoli Rossoneri, mette a segno ben cinque reti nel successo (10-4) dei suoi Amatori. Neanche un anno dopo indossa per la prima volta, da rinforzo, la casacca dell’Hockey Club Milano. L’occasione è un amichevole casalinga giocata il 26 novembre contro il Grasshopper. Nel febbraio 1949 realizza il primo gol in maglia “Milano”, nel corso di un incontro giocato a Parigi. Chiude il campionato al terzo posto mettendo insieme nove reti che ne fanno già il miglior marcatore degli Amatori. E’ un giocatore che fa della generosità e della caparbietà le sue qualità migliori. Dotato di un ottimo fisico e di un’intelligenza sul ghiaccio fuori dal comune arriva ben presto ad esordire con la nazionale legando il suo nome ai successi degli azzurri nei Criterium d’Europa 1951, 1953 e 1955. Si tratta del torneo che “anticipa” il Mondiale gruppo B. Ma per la nazionale italiana è soprattutto l’occasione di risollevarsi dopo le disastrose Olimpiadi del 1948, idealmente la fine di un epoca cominciata ben prima della guerra. Per il movimento italiano la rinascita fonda le proprie basi sui ragazzi milanesi, affiancati di volta in volta da un nutrito gruppo di giovani oriundi, “convinti” dalla federazione a militare nelle formazioni del nostro campionato per poter vestire in seguito la casacca della nazionale. Agazzi regge il confronto con i giocatori di scuola nord americana affermandosi ben presto come elemento di caratura continentale.

Agazzi (inginocchiato a destra) in una foto degli Amatori Milano 1948. Si riconoscono in alto Mainoldi (3° da sx), Carlassare (4°), Signorini (6°) e Bollani (2°in basso da sx)

Nella sua ultima stagione con la maglia Amatori contribuisce in maniera decisiva al secondo posto nella classifica finale. Sconfitto 9-5 dal Milano (una rete all’attivo), realizza un’incredibile tripletta nel vittorioso incontro giocato contro il Cortina (3-2 il finale). Saranno una ventina le marcature totali realizzate nell’annata, quindici in maglia Amatori e cinque vestendo la casacca del Milano, di cui è ormai rinforzo fisso nelle amichevoli e nei tornei transalpini. Fa quindi il suo esordio con la nazionale disputando il Campionato dell’Europa Occidentale, un torneo riservato alle nazionali “minori” giocato ad Amsterdam nel febbraio 1950. Una rete all’esordio perso 6-3 contro la Francia, una doppietta nella successiva sconfitta contro l’Olanda.

Amsterdam 13-02-1950 Agazzi “protegge” la porta di Bolla al suo esordio in nazionale

Gioca pure un’amichevole in maglia Diavoli: resterà l’unica con i colori rossoneri, presenza condita da una segnatura. Dalla stagione successiva lega infatti definitivamente il suo nome al Milano, esordendo contro il Monaco il 17 novembre 1950, match in cui realizza una doppietta.

Il suo arrivo nella più blasonata formazione meneghina coincide con la vittoria del suo primo scudetto. A difesa della gabbia del Milano Inter (è di questa stagione il legame con i nerazzurri del football del presidente Massironi) c’è già Vittorio Bolla, inossidabile compagno di mille avventure. I match con i Diavoli Rossoneri si trasformano, se possibile, in eventi ancora più importanti riproponendo sul ghiaccio la rivalità calcistica.

17-11-1950 Agazzi (secondo da dx dopo Bessone) diventa ufficialmente un giocatore del Milano

Il campionato prevede l’organizzazione di tre gironi di qualificazione per le finali da disputarsi a fine febbraio al “Piranesi”. Le squadre milanesi sono inserite nel gruppo A deciso, in pratica, dalla scelta dei Diavoli di concentrarsi sugli impegni internazionali dopo aver perso 7-0 contro il Milano. I rossoneri faticano non poco a formare un roster per il campionato dovendo scegliere solo due tra i forti stranieri a propria disposizione per i match oltralpe e mancando, di fatto, di un numero sufficiente di giocatori italiani. Il Milano Inter approda agevolmente al girone finale dove supera 15-0 l’Alleghe e 5-1 l’Auronzo Misurina. Proprio Agazzi apre le marcature dell’incontro, giocato davanti ad un pubblico nettamente inferiore alle attese e parecchio severo nel giudicare la prestazione dei milanesi, tanto che l’oriundo Pete Bessone arriva quasi alle mani con un tifoso. E’ comunque scudetto, conquistato il 28 febbraio 1951, il primo di una lunga serie per un ancora giovanissimo Agazzi, autore di oltre venti reti in stagione. Una decina di giorni dopo è già tempo di vestire la casacca della nazionale: si gioca in Francia per il Criterium d’Europa. Per l’Italia si tratta di una cavalcata trionfale a partire dall’esordio contro i padroni di casa vinto 4-1 dagli azzurri. Il giorno successivo vittoria 3-1 contro l’Olanda. Agazzi mette a segno la seconda marcatura azzurra. Nei restanti incontri completa le proprie statistiche personali fornendo due assist all’oriundo Mario Passerini, protagonista assoluto del torneo con una dozzina di reti messe a segno prima di rientrare a Springfield, Stati Uniti. La stagione successiva vede un nuovo successo in campionato del Milano Inter. La formazione neroazzurra è già qualificata alla fase finale del torneo così come i Diavoli Rossoneri. Asiago ed Auronzo raggiungono il girone scudetto vincendo i rispettivi raggruppamenti ma il tricolore è nuovamente una questione tutta milanese. Ancora una volta è il Milano ad avere la meglio, ancora una volta non mancano le polemiche. La gara decisiva si gioca dopo una “discussione” piuttosto accesa circa il tesseramento di Sandor Ott, giocatore magiaro in forza ai Diavoli Rossoneri. Alla fine il forte straniero non scende in pista nell’incontro decisivo terminato con la vittoria 2-0 per i nerazzuri. Aga realizza il primo gol, il raddoppio che chiude l’incontro è dell’oriundo Canapini. L’Italia invece non ripete il successo della stagione precedente chiudendo il Criterium d’Europa giocato in Belgio alle spalle dell’Austria. Per Agazzi il torneo termina con un solo assist. La stagione 1952-53 vede trionfare i Diavoli Rossoneri nel campionato italiano, al termine di un rocambolesco derby contro il Milano Inter giocato a Bolzano. Per Agazzi si registra una marcatura nella gara decisiva terminata con la rimonta dei Diavoli, vittoriosi 4-3 dopo essere stati in svantaggio 3-1. Troppo individualisti i nerazzurri allenati da Franco Rossi, con il coltello tra i denti i rossoneri plasmati ad immagine e somiglianza di coach Bestagini. In maglia azzurra Agazzi torna ad essere assoluto protagonista. In particolare da raccontare ai posteri la sua performance in un Svizzera B-Italia giocato l’11 gennaio 1953 terminato con una vittoria per 12-7: Agazzi mette a segno uno straordinario poker di reti. La nazionale torna poi a trionfare nel Criterium d’Europa svoltosi a Zurigo.

Sartor (capocannoniere del torneo) e Agazzi al ritorno dal Criterium d’Europa 1953

Per Giancarlo 3 gol e 2 assist in cinque incontri e sopratutto la possibilità di scendere sul ghiaccio in linea con Ernesto Crotti, in procinto di arrivare al Milano in forma definitiva percorrendo le stesse orme “sportive” dell’“Aga”. A completare il terzetto offensivo Branduardi. La linea ABC è così formata, e con le sue varie denominazioni (linea Primavera, linea Piranesi etc) contribuirà in maniera decisiva a scrivere la storia dell’hockey italiano. Il biennio 1953-54 e 1954-55 è quello più luminoso per l’hockey milanese. In campionato, complice il ridimensionamento dei Diavoli Rossoneri, non c’è storia. A questo si aggiungono due prestigiosi successi nella Spengler Cup. L’apporto di oriundi e stranieri è senza dubbio decisivo, ma Agazzi-Branduardi-Crotti non fanno mai mancare il loro lavoro in entrambe le fasi del gioco, ognuno con le proprie caratteristiche, tutti con la stessa incredibile voglia di emergere.

L’inverno 1953 si apre con gli ormai tradizionali tornei svizzeri: i nero azzurri riportano un agevole successo nella coppa Martini di Zurigo a fine novembre, il terzo posto alla coppa Schaefer e un clamoroso successo nella coppa Spengler di fine anno. Il campionato si trasforma presto in una marcia trionfale con sette successi in altrettanti incontri. Agazzi supera le quaranta reti stagionali. In nazionale fa il suo esordio la linea ABC: la prima assoluta è datata 20 novembre 1953. L’Italia affronta a Milano la Germania, vince 6-5 grazie alla doppietta di Agazzi e alla rete di Branduardi. Crotti veste i panni dell’uomo assist servendone due ai compagni di linea.

Il dado è tratto: già nel successivo confronto con i tedeschi si replica e Agazzi è nuovamente decisivo con una doppietta.

La stagione successiva è ancora più entusiasmante. Il Milano vince la coppa Schaefer a Losanna, replica il successo in Spengler in cui “Aga” realizza una tripletta nella gara inaugurale. Al termine della stagione vince il quarto titolo personale. Nella partita decisiva, giocata contro il Bolzano (vittoria 4-1), segna una rete.

Da sin. in piedi: B. Cupolo, Montemurro, Bedogni, Guccione, Hardy e Beach. In basso: Bucchetti, Branduardi, Bolla, Agazzi e Crotti.

Saranno oltre cinquanta in una stagione impreziosita dal terzo successo azzurro nel Criterium d’Europa in cui mette a segno due gol contro Olanda e Jugoslavia.

13-01-1955: amichevole della nazionale contro lo Chamonix. Gli onori sono tutti per la linea ABC
Gli azzurri di ritorno dalla Germania al termine del vittorioso Criterium d’Europa 1955. Agazzi è quello seduto dietro alla coppa.

L’inverno 1955 è quello che porta la nazione intera verso le Olimpiadi Invernali di Cortina. La federazione decide di non disputare il campionato per preparare al meglio la nazionale. Agazzi passa al Torino sponsorizzato FIAT pur disputando numerose amichevoli in maglia milanese, Spengler compresa. Si tratta di un’edizione particolarmente sfortunata: un pareggio contro il Davos nella gara inaugurale giocata in condizioni proibitive a causa di una forte nevicata, e due sconfitte contro Brno e Fussen. Agazzi, da rinforzo, sigla due reti.

Nel torneo olimpico mette a segno 2 reti (contro la Svizzera) e 1 assist in 6 partite.

Il 20 febbraio affronta la sua ex squadra contribuendo con una rete al successo del Torino per 9-7. In una stagione senza campionato le emozioni più forti arrivano probabilmente al termine dell’incontro con un incidente che coinvolge il pullman del Torino.

La formazione torinese nella stagione 1955-56

Rimane una seconda stagione sotto la Mole, pur giocando numerose amichevoli con la maglia dell’Hockey Club Milano (che nel frattempo diventa MilanInter). E’ il faro offensivo della formazione torinese: da segnalare le cinque reti realizzate in Ortisei-Torino 0-21 che rappresenta ancora oggi la vittoria più larga ottenuta in trasferta nel campionato italiano.

Anche “La Stampa” celebra l’incredibile inizio di stagione del Fiat Torino.

Sarà tuttavia un campionato di centro classifica per il Torino, dopo un inizio scoppiettante. La squadra è penalizzata da una serie di infortuni che coinvolgono lo stesso Agazzi, costretto a scendere sul ghiaccio in più di un’occasione anche se infortunato. In nazionale il ct Cupolo decide di retrocederlo in difesa. Queste le parole del coach oriundo, suo ex compagno di squadra: “ Agazzi possiede un senso della posizione e una velocità che sono l’ideale per interpretare il ruolo di difensore moderno”. In linea con Bedogni contribuisce a tre vittorie consecutive degli azzurri contro Germania e Svizzera “blindando” una difesa che, dopo aver “perso” gli oriundi, aveva dimostrato qualche pecca negli incontri precedenti. A fine stagione “Aga” torna a vestire la casacca del Milaninter in un paio di amichevoli. Il suo ritorno a “casa” è scritto: a partire dalla stagione 1957-58 il Palazzo del ghiaccio di via Piranesi torna ad essere suo. Non prima di una curiosa parentesi in maglia Cortina al trofeo Bonacossa: non sarà un caso isolato se è vero che due anni più tardi torna a vestire la casacca degli scoiattoli alla coppa città di Basilea in Svizzera. Con il Milaninter vince la Coppa Martini di Zurigo ma soprattutto il quinto scudetto personale mettendo a segno 22 goal in campionato, alle spalle del compagno di squadra Watson e dell’oriundo Favero.

Agazzi e Crotti al Piranesi.

La nazionale non va ai mondiali ma “Aga” ha comunque modo di mettersi in luce segnando tre gol contro i forti Wembley Lions in una amichevole disputata il 18 gennaio.

Agazzi in un’azione offensiva contro i Wembley Lions

L’estate 1958 porta ad un nuovo cambio di denominazione: nascono i Diavoli Hockey Club Milano. Ne segue una stagione sfortunata chiusa con un secondo posto in campionato ed un infortunio nel mondiale giocato in Cecoslovacchia che ne condiziona presenze e rendimento. Gioca in difesa al fianco di Gianfranco Da Rin realizzando una marcatura nell’ultimo incontro contro la Polonia. La stagione successiva porta con se il primo e unico trionfo dei Diavoli con questa denominazione: per Agazzi il sesto e ultimo titolo personale. Il campionato è avvincente e i milanesi chiudono la propria rimonta solo all’ultima giornata. Tutto comincia il 20 gennaio 1960 quando i Diavoli espugnano il palazzo del ghiaccio di via Roma a Bolzano. Nella vittoria per 6-5 la linea ABC è quanto mai determinante, realizzando tutte le reti dei Diavoli con Agazzi, mattatore di serata, autore di un gol nel primo periodo ed di un’incredibile tripletta in apertura di terzo drittel. Ma la rincorsa si conclude solo il 17 febbraio quando i Diavoli superano 7-4 il Bolzano in un “Piranesi” gremito e festante. Agazzi mette a segno la prima rete di giornata dopo solo 19” ma il gol più importante è senza dubbio quella del definitivo vantaggio milanese, il 5-4 siglato al 12’39” del terzo periodo. Completa poi il proprio score personale con 2 assist: Milano è nuovamente campione d’Italia, nessuno può ancora immaginarlo ma tornerà ad esserlo solo trentuno anni dopo, al termine di una nuova partita “secca” contro il Bolzano.

1959/60 Ultima partita di campionato
Branduardi al termine della partita scudetto 1959/60 con il Bolzano. Alle sue spalle Agazzi (a sx) e Rabanser che consola Coletti

La nazionale non partecipa ai giochi Olimpici americani, valevoli anche come mondiali: vincono gli USA in cui milita l’oriundo suo ex compagno di linea nel Milano e nella nazionale italiana Eugene Grazia.

La stagione successiva vede i Diavoli chiudere la Spengler Cup al terzo posto. In campionato una nuova rimonta, chiusa con la vittoria 6-3 contro il Cortina all’ultima giornata, porta ad un insperato spareggio, in cui, tuttavia, i Diavoli devono capitolare, complici le non perfette condizioni di Larese Fece, Branduardi e Crotti. L’incontro si gioca dopo i mondiali gruppo B disputati in Svizzera. L’Italia resta in corsa per la promozione fino allo scontro diretto con la Norvegia. Agazzi si infortuna nel corso della partita. La sua assenza si aggiunge a quella dell’oriundo Al Coletti. Arriva una sconfitta che relega gli azzurri al quarto posto. Per Agazzi 1 gol e 1 assist in cinque incontri, conditi da 4 minuti di penalità.

In casa milanese il ricambio generazionale tarda ad arrivare: sono sempre meno i giovani che approdano alla prima squadra. Questo in un periodo storico in cui il gioco cambia rapidamente rendendo necessarie panchine sempre più lunghe. A fine dicembre 1961 i Diavoli partecipano alla loro ultima Spengler agguantando una sola vittoria. I biancorossi vincono invece la coppa Pedrolini: Agazzi sigla una doppietta nello scontro decisivo contro l’Ambri. La nazionale non partecipa ai mondiali di Colorado Springs. Sono solo quattro gli incontri internazionali degli azzurri: “Aga” partecipa a tutti realizzando una doppietta nel prestigioso successo ottenuto il 17 febbraio 1962 a Fussen contro la Germania.

Agazzi capitano della nazionale – stagione 1961-62

Con il club mette a referto sette reti e i Diavoli chiudono il campionato al secondo posto, lontani dalla capolista Cortina. La stagione 1962-63 è ricordata per il primo scudetto del Bolzano, giunto al termine di un torneo combattuto che vede Diavoli e Cortina avvicendarsi alla testa della classifica. Agazzi non fa mai mancare il suo contributo anche grazie alle 8 reti messe a segno. La federazione rinuncia a prendere parte ai mondiali svedesi: se la scelta della stagione precedente era evitare una lunga trasferta in nord america, la mancata partecipazione a mondiali che si svolgono in Europa lascia diversi dubbi, anche perchè l’Italia affronta due sole amichevoli in stagione, contro Austria e Germania, alle quali Agazzi prende parte. Sembra arrivato il momento di appendere i pattini al fatidico chiodo: gli impegni di lavoro si fanno sempre più pressanti ma il richiamo del ghiaccio è ancora forte in lui. A dicembre torna a giocare: il ct della nazionale Slavomir Barton non può farne a meno in vista delle Olimpiadi di Innsbruck. In Austria gioca otto partite mettendo a segno una marcatura nella vittoria 6-4 contro l’Ungheria e una doppietta contro il Giappone. A completare le sue statistiche quattro minuti di penalità. Curiosamente la sua convocazione va a discapito di Tino Crotti: Agazzi gioca così con Branduardi e Rabanser. I Diavoli incappano in una stagione deludente, complice un roster ridotto ai minimi termini. La situazione non migliora con il campionato successivo: anzi una protesta dei giovani della prima squadra riporta Agazzi e Bedogni nuovamente in pista. Ancora una volta l’amore per l’hockey è più forte, ancora una volta Aga va a referto in campionato segnando due gol contro il SSV Bozen. E’ il canto del cigno? Non scherziamo. Bestagini e Whittal, ct della nazionale, gli chiedono un nuovo sacrificio: “un uomo con la sua classe e con la sua volontà può essere in grado di ritornare ad essere “grande” anche dopo due anni di inattività” afferma l’italiano.

Un clamoroso ritorno: Agazzi in Nazionale

Con pochi allenamenti alle spalle partecipa agli spareggi con Francia e Romania per l’ammissione al mondiale gruppo B. Dopo aver agevolmente superato i transalpini, agli azzurri non riesce l’impresa di espugnare Bucarest il 12 dicembre 1965. Ne consegue per l’Italia la partecipazione ai successivi mondiali gruppo C. In Jugoslavia l’Italia supera Danimarca e Sudafrica. Per Agazzi quattro partite giocate mettendo a referto nove punti (7 gol + 2 assist) e 6 minuti di penalità: non male per uno che da tre stagioni prova, senza riuscirci, a ritirarsi. Lascia così la nazionale con una vittoria, al termine di una carriera che lo vede vestire la casacca azzurra in ben centoventi occasioni. Inizia per lui una nuova avventura che continua a trasmettere amore per questa disciplina. Ben presto Agazzi viene chiamato a “plasmare” le future generazioni di giovani. Si inizia con i “Diavolini”, le squadre allievi dei Diavoli.

Stagione 1973-74: gli allievi dei Diavoli allenati da Agazzi (sulla dx)

Molti di questi ragazzi saranno quelli che periodicamente contribuiranno a mantenere viva la flebile fiammella dell’hockey milanese. Per loro Agazzi si trasforma in un secondo padre, in un amico, in un maestro di vita. Agazzi è li con loro quando, da allenatore, porta il Turbine alla vittoria del campionato di serie B nel momento in cui i Diavoli concludono la propria epopea.

Agazzi mentre dirige gli allenamenti del Turbine…
… e (primo a sinistra) in una foto con la squadra vincitrice del campionato di serie B

E’ ancora con loro nella fase più buia della storia hockeistica milanese, quando le porte del Palazzo del Ghiaccio di via Piranesi si chiudono e respingono i giovani hockeisti milanesi. E’ in quel momento che Aga scende nuovamente sul ghiaccio a salvare la tradizione milanese, allenando i ragazzini sulla pista all’aperto del centro sportivo Saini. Lui e Sergio Fonzo portano i Pinguini Milano, una formazione che fa del logo dei Pittsburgh Penguins il proprio distintivo, a giocare addirittura in Svizzera. Il Milano arriva a vincere nella stagione 1980-81 il campionato ticinese di terza divisione. In dodici partite ottiene otto vittorie ma da regolamento la squadra “ospite” non può avanzare di categoria ed è così costretta a “tornare” in Italia.

In piedi da sx: Cucchi, Previati, Merenda, Latin, Fonzo, Pescerelli, Favro, Manni, Mistretta, Cassini Accasciati: Fonzo S., Pontoglio, Bertelè, Timoni, Gattone, Bianconi, Seretti, Corri Assente nella foto coach Agazzi

In quella formazione non sono pochi i ragazzi che parteciperanno alla rinascita dell’Hockey Club Milano. Agazzi continua il proprio lavoro dietro le quinte, accompagna, da spettatore, la nuova avventura milanese, è sul ghiaccio con i compagni di un tempo per l'”addio” al Piranesi.

Fino al giorno in cui deve appendere inesorabilmente i pattini al chiodo, senza possibilità di ulteriori ripensamenti questa volta, il 26 settembre 1995, sconfitto da un male incurabile. Poco tempo prima in un’intervista sul mensile hockey news dice “sono sempre tornato al Piranesi, anche quando fu chiuso. Tra questi ruderi è intrappolata una fetta dei miei anni. E i bei ricordi aiutano a vivere.”

Quegli stessi ruderi, quei ricordi che lo hanno reso immortale, tanto che la sua maglia numero 10 è stata definitivamente ritirata in occasione delle celebrazioni per i novantanni dell’hockey milanese. Un riconoscimento postumo ma obbligatorio per Agazzi, figura che, all’apice della carriera, rinunciò ad un generoso contratto con lavoro annesso per trasferirsi a Ginevra. Prevalse il legame con Milano, il suo Palazzo del Ghiaccio, la sua squadra.

Author: Claudio Nicoletti