Dal 1960 al 1969: vs Cortina

Il 28 novembre 1959 il presidente FISG Enrico Calcaterra crea e presiede la Commissione Nazionale Arbitri di hockey su ghiaccio, la compongono altri due membri: Ernesto Iscaki e Sigfrido Mech. I direttori di gara si dividono in tre gruppi; gli internazionali, i nazionali e gli aspiranti, quest’ultimi dirigono incontri dei campionati di Promozione e allievi.

Arbitri internazionaliSedeAspiranti arbitriSede
Renato BesostriMilanoEgon BertoluzzaVarese
Giulio DemetzOrtiseiMarcello BizzarriBolzano
Gherardo GalettiMilanoLuigi CaminBolzano
Roman GasserBolzanoAlberto CattaruzzaAuronzo
Augusto GerosaMilanoGoffredo FumagalliCortina
Giannino MunarinAuronzoLuigi GarlaschiMilano
Bruno StenicoBolzanoAdolf GirtlerVipiteno
Arbitri nazionaliLuigi Pais de LiberaAuronzo
Claudio ApollonioCortinaGiuseppe RiffeserOrtisei
Guido CoppiniMilanoCarlo SignoriniMilano
Angelo CostazzaBolzanoPier Paolo SommarivaMilano
Mario SaudatiMilanoPaolo SteffeniniMilano
Pierino TalamonaTorinoCesare TadiniMilano
Clito TedoldiMadesimo
Giuseppe TimpanoVicenza
Alfio TuzziMilano

La decade inizia con la vittoria dei Diavoli in campionato: Bolzano sconfitto e superato in classifica nell’ultima partita. Quello del 1960 è l’ultimo scudetto dei celebrati assi dell’hockey milanese: Bolla, Bedogni, Agazzi, Crotti e Branduardi. Il tempo non si ferma, anno dopo anno lasceranno tutti la pista da gioco, solo Gianpiero Branduardi continuerà con grande passione anche nei primi anni Settanta.

Articolo da “La Gazzetta dello Sport”.

L’anno seguente ultima partecipazione alla Coppa Spengler. Nel più antico torneo ad inviti della storia dell’hockey, partita d’addio con i padroni di casa. La situazione economica dei Diavoli non è florida, gli appassionati dirigenti che ogni anno mettono mano al portafoglio per allestire una squadra competitiva sono pochi, difficile capire per quale motivo non ci sia stato da subito un “abbinamento pubblicitario”. Altre compagini ne usufruiscono, alcune a singhiozzo, ma questo aiuto è ormai indispensabile. I Diavoli ci arriveranno solo nel 1967 con il marchio VOV. Sorge il dubbio che l’ostacolo più ostico fosse rappresentato da un campionato maggiore sempre troppo povero di squadre, causato verosimilmente dell’insufficiente numero di impianti artificiali esistenti e dal conseguente basso numero di praticanti/tesserati in grado di affrontarlo: aziende e marchi di fabbrica orientati verso altri sport.

Articolo da “La Gazzetta dello Sport”.

Non semplice nemmeno il cammino della Nazionale. Passata la sbornia della Cortina olimpica, si registra la mancata partecipazione ai Giochi di Squaw Valley del 1960. La Giunta Esecutiva del CONI respinge la richiesta d’iscrizione al torneo olimpico della FISG, negli USA andranno solo velocisti e pattinatrici dell’artistico, gli azzurri dovranno attendere il 1964 (Olimpiadi di Innsbruck). In Tirolo impossibile competere con gli squadroni che da anni si staccano nettamente dal gruppo di nazionali che gareggiano per il girone di classificazione/consolazione di cui gli azzurri fanno parte. E’ un divario destinato a un incremento tale che per tornare a parteciparvi l’hockey italiano dovrà attendere ben venti anni (Sarajevo 1984). Lo stesso divario porterà la Federazione internazionale a dividere le nazionali in tre gruppi di valore ben distinti tra loro e regolati dal meccanismo promozione/retrocessione.

Il decennio è dominato dal Cortina; dal 1961 al 1969 sette titoli nazionali su nove con le parentesi del primo scudetto della loro storia per Bolzano (1962/63) e Gardena (1968/69). I Diavoli ne perdono due (1961 e 1968) dopo spareggio con gli ampezzani. Analizzando le stagioni e immaginando uno sforzo economico superiore, almeno altri due titoli avrebbero potuto arricchire il palmares biancorosso. Nel campionato vinto dal Bolzano, tenendo conto di quanto in “pochi” si giocava, la dirigenza milanese perde Igino Larese Fece (Torino), Toto Guccione (impegni professionali), e non convince Edmund Rabanser a ritornare a Milano. Parliamo di tre giocatori nel giro della Nazionale. Stessa considerazione per il torneo perso allo spareggio nel 1968. Se da una parte c’è l’impegno per ingaggiare mezzo Alleghe, d’altro canto se ne vanno a Torino due azzurrabili come Renato Brivio ed Ernesto Paracchini insieme a Giorgio Rigamonti che risulterà il migliore marcatore italiano della formazione piemontese.

Ernesto Paracchini, Renato Brivio e Giorgio Rigamonti in maglia HC Torino.

Articolo da “Il Corriere della Sera”.
Da sinistra in piedi: Ruzicka, Adair, Andrea e Marco Lusena, Nucci, Orazio De Toni, Rudatis, Gallo, Walter De Toni, Branduardi. In prima fila: La Fisca-Fill, Werner Holzner, Viale, Favaro, Renato e Orlando De Toni, il massaggiatore.

Alla fine della carriera, anzi, delle carriere da giocatore (Tino Crotti oltre ad essere stato un asso dell’hockey su ghiaccio è riuscito nell’impresa di imporsi anche in quello su pista indossando la maglia azzurra anche in quest’altro sport), avvalendosi della collaborazione del giornalista del settore Mario Forte scrive un libro dedicato allo sport che più ha amato. Viene pubblicato nel 1969 da De Vecchi Editore.

Foto dal libro “Tino Crotti e Mario Forte vi insegnano l’hockey su ghiaccio” – De Vecchi Editore

Gli anni Sessanta dei Diavoli sono da ricordare non solo per scudetto vinto e spareggi finiti male, c’è infatti una data che resterà per sempre nella mente di giocatori e tifosi che quegli anni li hanno vissuti in presa diretta. Il 6 gennaio del 1969 la squadra milanese gioca una partita di campionato all’Olimpico di Cortina e decide di farlo senza portiere. Il titolare Franco Viale è fuori per squalifica, il suo secondo (Roberto Favaro) è stato chiamato alle armi, Guido “Jackie” Radaelli è stato prestato al Torino, resta solo l’opportunità di piazzare davanti alla gabbia un portiere della giovanile. Il dt Aldo Federici, in segno di protesta per la lunga squalifica inflitta a Viale, decide che contro il Cortina i Diavoli faranno a meno dell’estremo difensore!

Articolo da “Il Corriere d’informazione”.

Il tempo non si ferma, la Milano dell’hockey saluta tutti i suoi campioni e le loro lunghe e gloriose carriere, impreziosite da scudetti, coppe internazionali e tre Criterium d’Europa. Tutti tranne uno: Giampiero Branduardi. Il “Brandina” non molla, stringe i denti e va avanti fino ai primi anni Settanta, ancora con i Diavoli e poi con il Turbine. Voglia e passione non conoscono ostacoli.

Giampiero Branduardi. (Foto dal libro di Tino Crotti e Mario Forte. De Vecchi Editore)

Purtroppo per l’hockey su ghiaccio milanese la strada è sempre più in salita. I Diavoli continuano grazie alla passione e al sostegno della famiglia Monzino, l’addio dei veterani d’anteguerra rende invece estremamente complicato mantenere due squadre nelle serie minori; per andare avanti la fusione tra Amatori e Ambrosiano è inevitabile.

AnnoCampionatoSpengler Cup
1959-60 Diavoli Hc MilanoCampione d’Italia5° posto
1959-60 Amatori /BocconiSerie B/Promozione nd